Bongoyo,Tanzania. Tra riserva naturale e ogni maledetta domenica.

Che cos'è la domenica ? 

Se provassimo ad antropomorfizzarla probabilmente avrebbe le fattezze di uno studente molto timido.
Quel classico personaggio da fumetti che può essere sia il supereroe prima del morso del ragno o un cattivo che cova piani malvagi perchè da piccolo nessuno lo considerava.

Il fatto è che la domenica per me rimane un mistero, perchè nella maggior parte dei casi non capisco se vivermela come un giorno libero o il giorno prima della sveglia.
Se arrivando alla cena della domenica ti sei accorto che hai passato metà del tuo tempo sul cellulare, rosichi, se hai fatto qualcosa di davvero entusiasmante...rosichi lo stesso. Perchè domani si riprende a lavorare e... beh, il bello è durato solo un giorno.

Questi dubbi amletici raggiungono il loro culmine se al ricettario aggiungi il soggiorno in un paese straniero, ma non uno da raggiungere con ostello e volo Ryanair con le rotule che ti grattano il mento. No, serve un paese davvero molto lontano, di quelli in cui ci vogliono tra le dodici e le diciotto ore di viaggio, e, ultimo ma non ultimo, serve essere in questo paese lontano per lavoro.
Tradotto, stesso potenziale rosicamento da domenica nel proprio domicilio di residenza, ma, potenzialità di cose da fare decuplicate per effetto del: ehi, ma quando mi ricapita di essere in Tanzania?

Partendo da Dar Es Salaam la destinazione ideale sarebbe chiaramente Zanzibar, vuoi mettere poter dire di aver visto dove è nato Freddy Mercury ? 
Ma Zanzibar richiede una qualche minima forma di programmazione: orari dei traghetti e del Mercury tour, trovare il bus che ti porta nella spiaggia pubblica, inventarsi una strategia per fare il bagno e, allo stesso tempo,  accettare la possibilità che se ti fregano lo zaino puoi tornare in hotel senza passare il resto della settimana tra ambasciata e paranoia da assenza di cellulare.

E quindi niente, Zanzibar sarà per un'altra volta come racconto al mio vicino di battello direzione isola di Bongoyo.

Il mio vicino si chiama Gunter, è un polacco che vive a Dubai da quindici anni ed ha avuto la pazienza di ascoltare le mie preoccupazioni sulla domenica e sui cellulari rubati in terre lontane.
In realtà non so se li capisce tutti i miei timori, anzi, credo di aver intravisto nei suoi occhi una qualche forma di ansia da molestatore, ma decido di derubricarla come incomprensione linguistica o in termini più poetici: lost in traslation.

Apro lo zaino, niente da leggere maledizione.

E così mi ritrovo sulle bianche spiagge, vedo l'oceano indiano e guardo le nuvole scorrere sopra la testa. Che giorno era oggi ?




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