Slipaway center, Dar es Salaam. Oscar Wilde e la sindrome da crociera in Birkenstock.
Dio è morto, Marx è morto, Woody Allen non si sente bene e io incomincio ad avere voglia di una crociera.
Fin da quando ero piccolo, o meglio, fin da quando ho potuto immaginare e viaggiare decidendo luogo e modalità, mi è sempre piaciuto specificare che essere un turista a me non piaceva.
Ci sono state feste in cui presentarmi come viaggiatore e non turista, era la parte centrale di un ben definito rituale di accoppiamento. Si alzavano le penne e, tendenzialmente, speravi che ad avvicinarsi fossero ragazze con l'abbonamento a Internazionale, le Birkenstock ai piedi e una maglia fatta con cotone naturale di una filiera sostenibile.
Lo so, era stupido, ma per quanto l'obbiettivo del conversare con una lettrice dell'oroscopo di Brezsny fosse chiaro (con vette di hybris in cui cercavo i passi di Tiziano Terzani o Pino Cacucci nei paesi che visitavo), una parte di me ci credeva veramente.
Mentre scrivo queste parole sono seduto al bar di un centro commerciale di Dar es Salaam, sono circondato da un gruppo di espatriati con il portafoglio gonfio di dollari, e ho appena ordinato un piatto di pesce rinunciando all'ultimo a un bicchiere di Sauvignon ghiacciato.
Nella mia testa il pezzo da scrivere era chiaro, da una parte io etico viaggiatore, dall'altra i miei compagni di viaggio che criticano quanto gli viene dato perchè non rispetta a pieno il loro concetto di: vacanza meritata.
Eppure c'è qualcosa che non torna, e se fossi io a sbagliare? Non mi sono forse meritato un calice di sauvignon dopo due settimane di lavoro ?
Parafrasando Fitzgerald: quando ti viene voglia di criticare qualcuno, ricordati che non tutti a questo mondo hanno un datore di lavoro che ti paga un biglietto per la Tanzania.
E così il mio misto mare viene servito, guardo lo scampo perfettamente pulito accanto alla pinza per aprire il granchio ed entro in un vortice di sensi di colpa. Invidio la serenità della coppia accanto al mio tavolo perchè elenca senza remore i motivi per cui andare in crociera.
Perchè in crociera ogni giorno ci sono spettacoli e cocktail diversi, viaggi in luoghi lontani e ti senti viziato perchè Meriti di essere viziato.
Altro che riserva naturale dove non puoi portare le casse Bluetooth perchè se no disturbi la fauna locale!
Arrivo all'ultimo boccone di calamaro e mi sento un ipocrita. Penso che dopo il misto mare il prossimo passo sarà camminare con le mie birkenstock sul ponte di una nave con in mano un meritato gin tonic fatto solo con gin da filiera sostenibile.
E poi alzo la testa, respiro, guardo il mare e mi torna in mente un aforisma di Oscar Wilde:
Si parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che è nel dubbio. Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante. Stare all'erta, ecco la vita; essere cullato nella tranquillità, ecco la morte.

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